Chiacchiere

Sdoppio gioco pericoloso

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Chi mi conosce sa che odio gli adattatori, e soprattutto gli sdoppiatori. Usare gli adattatori è come usare il cucchiaino per tagliare la bistecca: in caso di emergenza si fa, ma non è il modo migliore per risolvere un problema.

Non parlo solo della perdita di qualità ogni volta che si inseriscono degli intermediari nel percorso del segnale audio, ma voglio evidenziare che un cavo attaccato ad un adattatore pesa molto di più (fisica, principio della leva) e potrebbe rovinare la presa dell’apparecchiatura. Rompereste un mixer da 500 euro per risparmiare 10 euro (perché di solito un cliente vuole l’adattatore da 2 euro, invece del cavo da 12)?

Gli sdoppiatori sono il peggior esempio di adattatore: se esistono i mixer, gli splitter, gli amplificatori per cuffie, c’è sicuramente un motivo elettrico per il quale non devo mettere due cuffie (elettricità, impedenza) nello stesso buco, no?

Se devo guidare a lungo, è una buona idea se decido di fare installare un volante anche per il sedile passeggero, così mia moglie può guidare con me?

C’è un modo giusto per fare ogni cosa, e di solito gli altri modi sono sbagliati.

Finalmente 3.0

Zoom-UAC-2

Un anno fa hanno cominciato a produrre le schede audio Thunderbolt. Belle, ma praticamente riservate ai possessori di Mac. Quella porta USB 3.0 sul mio PC mi guardava sconsolata, con il suo occhio blu: sono potente, sono veloce, sono presente su tutti i PC, perché non mi utilizzi?

Qualche esperto sui forum mi spiegava che mentre il Thunderbolt porta ad una maggiore velocità, la USB 3.0 porta maggiore capienza, quindi non si avrebbero vantaggi in latenza, che è il vero punto debole della musica fatta con il computer.

Invece il rappresentante di Zoom mi aveva assicurato che – primi sul mercato – dopo Thunderbolt avrebbero realizzato due interfacce USB 3.0. Ho aspettato un anno, e finalmente mi hanno annunciato l’arrivo della Zoom UAC-2

I dati tecnici sono impressionanti: 192kHz / 24bit, 120 dB di range dinamico, ottimo. Ma quello che più conta per noi è il dato di latenza roundtrip (cioè: entrata, conversione, riconversione, uscita; a questo si somma la latenza del software che spesso è zero): solo 2 millisecondi, praticamente non percepibile.

Già disponibile in Italia, costa solo 279 euro, fantastico!

Ci stanno lavorando

Elaborazione grafica

Separarli con il computer

Oggi siamo qui: con Melodyne possiamo intervenire sull’intonazione polifonicamente, e con iZotope Iris possiamo catturare parte dello spettro di qualunque suono reale e manipolarla a piacere.
Quanto manca al software che “dissolve” un brano, scomponendolo nelle sue parti? In fondo il nostro cervello lo fa automaticamente!
Il fatto è che quando sentiamo contemporaneamente colpo grancassa + colpo di hi-hat + nota di basso + accordo di piano, il nostro cervello distingue i diversi suoni anche grazie all’idea di come deve suonare un pianoforte, e all’esperienza di come la grancassa ha suonato in quello stesso brano nelle battute precedenti.
I creatori di iZotope Iris dicono (intervista su Computer Magazine) che un computer può “imparare” e può arrivare anche a questo. E che ci stanno lavorando…

Tenete i cani

Ecco un bel sogno non troppo proibito (o proibitivo)

http://www.jblpro.com/www/products/recording-broadcast/3-series/lsr308

Un nuovo monitor da studio di registrazione che utilizza la tecnologia dei top-di-gamma M2, questi sì un sogno proibito.

Le specifiche dichiarano una risposta in frequenza da 37Hz a 24kHz.
Praticamente emettono ultrasuoni. Io non li sento, ma… tenete i cani.

(Non temete: i convertitori della vostra scheda audio quasi sicuramente hanno un band limiting tra 20Hz e 20kHz per ottimizzare i calcoli)

Redemption song

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La più bella brutta chitarra acustica della storia della musica è probabilmente in “Redemption song”.

L’esecuzione è tremenda: imprecisa, monotona, con piccoli errori e orrori.

Il suono è da calci nel sedere: metallico, chiuso, incostante; le basse sono sfocate e gonfiano quel povero compressore fino a distorcerlo. In più è lontano dalla voce, senza riverberi in comune.

Suppongo sia stata registrata in diretta con la voce, con un microfono dinamico per ridurre il bleeding, e compressa pesantemente per gestire le dinamiche di un chitarrista sicuramente concentrato su altro.

Sul cantare questo capolavoro. Ciao Bob.

Polvere e specchi

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Mi chiamano per un sopralluogo in una palestra: la cassa della sala boxe “suona male“.

Accidenti: è vero. Un banale brano pop viene trasformato in una hit techno-industrial, tutti i picchi sono distorti ed enfatizzati. Il fenomeno è così orribile che rimango qualche secondo a gustarmelo 😉

Poi tocco i potenziometri della cassa: polvere e ossidazione hanno colpito ancora e il Gain gracchia appena lo sfioro. Ma le scariche provocano un interessante effetto collaterale in questa stanza larga meno di 3 metri e con le pareti interamente a specchio: una risonanza innaturale