Mixabene

Per chi suona la campana

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I due tipi di equalizzatori più usati sono gli equalizzatori parametrici e gli equalizzatori grafici. Hanno usi e scopi diversi, e spesso li troviamo entrambi sui mixer medio/grandi, oltre che nei nostri software DAW.

L’equalizzatore grafico mette a nostra disposizione un tot di “levette” (da cinque a sette, più spesso quindici o 31 come nel dbx 1231) impostate su frequenze fisse che possiamo tagliare o enfatizzare fino a 15 dB. Guardando il risultato, possiamo davvero dire di avere creato una “curva di equalizzazione”!
Di solito si usa per correggere il peso totale del materiale musicale, lo usa il tecnico di mastering, il fonico di sala, è il preferito dei tecnici non-musicali come la polizia scientifica.

L’equalizzatore parametrico è quello che troviamo sui canali del mixer: decidiamo su che frequenza intervenire, decidiamo quanto tagliare o enfatizzare, e a volte possiamo decidere il “Q” o “campanatura”, cioè quanto “largo” è il nostro intervento intorno alla frequenza scelta. Con un parametrico otteniamo i risultati più musicali, e possiamo decidere di usarlo con violenza distruttiva o con amorevole dolcezza.

Non chiedetemi qual è il più facile da usare: con entrambi è possibile compiere magie o disastri.

BUS di linea in ingresso

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Abbiamo una scheda audio a 2 ingressi (IN 1 Left e IN 2 Right) e vogliamo registrare voci, chitarre e tastiere.
Quindi: la voce – strumento mono -, la chitarra – strumento mono -, e la tastiera – strumento stereo.

Per registrare la tastiera mettiamo i due jack nei due ingressi della scheda, creiamo una traccia (stereo), premiamo REC. Fatto.

Ma per gli strumenti mono? Nella stessa traccia stereo registreremmo solo da un lato, assurdo.

E non mi si dica “la voce è stereo, il microfono che mi hai dato è rotto”, povero me. Ecco cosa dobbiamo fare.

Dobbiamo impostare il nostro sequencer in modo che ci siano:
– un BUS Stereo (IN 1 Left + IN 2 Right)
– un BUS Mono (IN 1 Left) che utilizza solo uno degli ingressi.

Meglio ancora – in Cubase e in StudioOne si può fare – un BUS stereo che ha un ingresso mono.

Così la nostra traccia di chitarra o di voce avrà una fonte mono, dall’ingresso 1 della scheda, ma potrà essere gestita ed effettata in stereo. Perfetto.

Fai un Break Switch con me

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Ogni tanto riceviamo una telefonata allarmata: “Il mixer che mi avete venduto non funziona: i microfoni non suonano più!! Con quello che l’ho pagato!!!”. Ehm…

A parte il rischio di premerlo per errore, il tasto Break Switch dei mixer Mackie è geniale: con un dito metto in MUTE tutti i canali – senza toccare i fader e modificare il mio mix – e lascio aperto solo l’ingresso TAPE, per mandare musica in sottofondo.

La band fa una pausa? C’è un problema tecnico sul palco? Devo fare un dispetto a un fonico inesperto? Premo Break Switch.

Quelli della Mackie sono geniali, consiglio a tutti di leggere i loro manuali di istruzioni per imparare sorridendo – un po’ quello che vorrei farvi fare io…. – e consiglio di adottare un CFX16mkII come il mio, soprannominato “L’INDISTRUTTIBILE” per via della struttura in acciaio e dei potenziometri sigillati.

 

Dinamico, Cardioide, Condensatore….

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Come “esperto di microfoni” mi appassiono molto all’argomento, mi dilungo sulle sfumature e do per scontati alcuni concetti chiave; ma parlando con molti clienti mi rendo conto che non tutti condividono le stesse competenze.

Ne approfitto per fare un po’ di chiarezza. Una cosa è parlare della tipologia della capsula del microfono, altro è indicare la direzionalità del microfono.

Tipologie:

Direzionalità:

  • Cardioide – Il microfono recepisce il suono prevalentemente nella direzione verso la quale punta la capsula. E’ essenziale su un palco e quando ci si muove, ma è anche utile per catturare esattamente il suono che si vuole semplicemente posizionando il microfono
  • Ipercardioide – Il microfono recepisce il suono esclusivamente nella direzione verso la quale punta la capsula, come una torcia elettrica dal fascio di luce stretto.
  • Omnidirezionale – Tutto quello che succede intorno al microfono viene recepito con uguale intensità, come la luce di un lampioncino da giardino 🙂
  • Figura a 8 – Il microfono recepisce il suono davanti e dietro la capsula, come… la sirena della polizia! Interessante per “ammorbidire” il suono della chitarra acustica integrando il suono della stanza e per usi in stereo.

Chiariti questi punti, possiamo parlare di microfoni dinamici + cardioidi (quasi tutti), microfoni a condensatore + ominidirezionali, microfoni a nastro + figura a 8.

Ci sarebbe tanto altro da dire (diaframma largo o piccolo, effetto di prossimità, tecniche di microfonazione ravvicinata e distante, multi-miking…) ma mi sono promesso di essere il più semplice possibile. Chi volesse approfondire può contattarmi per una lezione privata.

Il Mixer – Parte I

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Impariamo a conoscere il nostro mixer, per usarlo meglio. Partiamo dall’angolo in alto a sinistra, e seguiamo i vari ingressi e controlli del canale 1.

Di solito troviamo:

  • MIC – ingresso per cavo microfonico XLR
  • LINE – ingresso per cavo jack
  • INSERT – connessione per cavo insert
  • GAIN – guadagno del preamplificatore
  • PEAK – LED indicatore dei picchi in ingresso
  • LOW CUT – filtro che elimina le frequenze molto basse
  • EQ (Hi, Mid / Freq, Low) – sezione equalizzatore
  • AUX (Pre / Post) – sezione mandate ausiliarie
  • FX – mandata effetti
  • PAN – posizionamento stereofonico
  • MUTE – chiude il canale
  • SOLO / PFL – vedremo subito come usarlo
  • BUS 3-4 – mandate ai sottogruppi
  • LEVEL – fader del volume.

Vediamo come imposto il canale per la mia voce: collego il microfono all’ingresso XLR, abbasso il LEVEL a zero – sì: a zero -, premo PFL e canto più forte che posso.

Tenendo d’occhio il mixer, alzo il GAIN fino a che le luci del PFL – di solito tutte destra – o la luce PEAK si accendono di rosso. Ci siamo: ora so che quello è TROPPO, quindi devo abbassare il GAIN di qualche grado.

Ora ho impostato correttamente il volume di “entrata” della voce nel mixer, e so che ogni componente lavorerà con la massima efficienza, riducendo il rapporto segnale/rumore – cioè: più segnale e meno rumore.

Lavorare con livelli più alti non giova a nessuno: il suono sarà fastidiosamente distorto e il mixer si può danneggiare.

Ora posso applicare a piacere EQ e PAN, utilizzare AUX e FX – lo vedremo nelle prossime puntate – e quando il suono arriverà all’ultimo controllo, con LEVEL stabiliremo il volume con cui il canale andrà sul MASTER, il canale di uscita.