Mixer

Multi monitoring OK o no

TIES-cover.jpgVedo due direzioni nel multi-monitoring, in studio di registrazione e non. Da un lato incontro giovani fonici che vogliono avere due, tre coppie di monitor diversi, per testare il loro mix con ascolti diversi.

Giusto, bravissimi. I grandi hanno almeno tre ascolti diversi: un super-giga-monitor ultra dettagliato, un paio di nearfield di dimensione modesta, e un ascolto simile allo speaker di una televisione o di un supermercato (magari anche mono).
Consiglio di testare il proprio mix anche dalle casse di un laptop e attraverso le cuffiette di un cellulare: che ci piaccia o no, i nostri fruitori ci ascolteranno anche così.

Ci sono vari splitter/selettori per scegliere quale sistema di ascolto utilizzare di volta in volta; chiaramente uno alla volta.

Nell’altra direzione vanno quelli che accumulano casse – monitor da studio, casse PA, hi-fi, coni recuperati, subwoofer -, e le collegano tutte insieme, pensando di ottenere un grande risultato. Ottengono un grande caos, invece. Se anche un paio di casse della loro collezione è valido, l’utilizzo contemporaneo di altri ascolti ne vanifica completamente la qualità, con un delirio di controfasi senza senso.

Come chi indossa più cravatte contemporaneamente, e crede pure di essere elegante.

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Il mixer: è analogico o digitale?

Mixer

Un mixer …analogico, giusto?

Mi capita più spesso di quanto ci si aspetti: un cliente mi chiede “ma questo mixer è analogico o digitale?”.
E’ come chiedere se viaggiamo su un aereo o su un camion. Sembra facile, ma non lo è, anzi: in effetti sia gli aerei che i camion hanno la cabina, hanno le doppie ruote, trasportano merce e passeggeri, hanno il nome della compagnia sulla fiancata….
A volte i mixer analogici hanno un visore digitale, e i mixer digitali hanno componenti analogici…

Ho trovato -spero- una risposta semplicissima, che nasconde una spiegazione funzionale: se ha tanti potenziometri uguali è analogico, se ha tanti potenziometri diversi è digitale.

Il ruolo del mixer è miscelare vari canali permettendo un intervento sul suono (volume, equalizzazione e altro). Un mixer analogico opera questi cambiamenti direttamente sul segnale elettrico, con resistenze ed altro, ed è quindi immediatamente riconoscibile perché ha un set di controlli – fader e potenziometri – ripetuto identico per ogni canale.
Un mixer digitale invece converte il suono al suo interno in digitale, e opera i cambiamenti eseguendo calcoli matematici su valori numerici; per questo è sufficiente che abbia pochi potenziometri dedicati, e una area di bottoni con la quale dire al mixer su quale canale vogliamo lavorare.

Quindi il Mackie Pro FX8 è un mixer …analogico, giusto?

Per chi suona la campana

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I due tipi di equalizzatori più usati sono gli equalizzatori parametrici e gli equalizzatori grafici. Hanno usi e scopi diversi, e spesso li troviamo entrambi sui mixer medio/grandi, oltre che nei nostri software DAW.

L’equalizzatore grafico mette a nostra disposizione un tot di “levette” (da cinque a sette, più spesso quindici o 31 come nel dbx 1231) impostate su frequenze fisse che possiamo tagliare o enfatizzare fino a 15 dB. Guardando il risultato, possiamo davvero dire di avere creato una “curva di equalizzazione”!
Di solito si usa per correggere il peso totale del materiale musicale, lo usa il tecnico di mastering, il fonico di sala, è il preferito dei tecnici non-musicali come la polizia scientifica.

L’equalizzatore parametrico è quello che troviamo sui canali del mixer: decidiamo su che frequenza intervenire, decidiamo quanto tagliare o enfatizzare, e a volte possiamo decidere il “Q” o “campanatura”, cioè quanto “largo” è il nostro intervento intorno alla frequenza scelta. Con un parametrico otteniamo i risultati più musicali, e possiamo decidere di usarlo con violenza distruttiva o con amorevole dolcezza.

Non chiedetemi qual è il più facile da usare: con entrambi è possibile compiere magie o disastri.

Quanto MIC costi

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Invito a cena un giocatore di basket. Due metri e trenta, niente di spaventoso.

Però ho detto alla Ele di avere invitato un nano del circo. I preparativi sono febbrili: abbiamo predisposto posate piccole, porzioni ridotte, una piccola sedia alta e stretta. Così quanto il cestista si siede a tavola, la sensazione è che sia gigantesco, e dopo poche forchettate la sedia si sfonda.

Questo è proprio quello che succede se colleghiamo la nostra cassa amplificata al mixer (che manda un segnale “line”) e la impostiamo su “mic”: sulle prime la cassa suona molto più forte – amplificando tantissimo un segnale che si aspettava più basso – ma nel breve periodo si romperà qualcosa. Di solito il driver del tweeter, e la riparazione costerà come minimo 70 euro.
Bevande escluse.

Riverberi dal vivo

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Dal vivo di solito non uso più di due riverberi.
Uno corto e molto pastoso, basato su algoritmo PLATE, che mi serve per dare densità al rullante, alle chitarre elttriche, e quando ho suoni taglienti e troppo asciutti.
Nei Lexicon c’è un preset che si chiama Snare Plate; perfetto se sono di corsa.

Il secondo riverbero ha una lunghezza media, è ampio e arioso, a partide da un MEDIUM HALL, e lo uso per dare sustain al cantante, e per addolcire l’attacco delle chitarre acustiche.
Se possibile, invece di usare il RETURN della mandata AUX, torno con il riverbero in un canale stereo, per poterlo equalizzare velocemente – in caso di necessità – senza entrare nei parametri.