Recording

Multi monitoring OK o no

TIES-cover.jpgVedo due direzioni nel multi-monitoring, in studio di registrazione e non. Da un lato incontro giovani fonici che vogliono avere due, tre coppie di monitor diversi, per testare il loro mix con ascolti diversi.

Giusto, bravissimi. I grandi hanno almeno tre ascolti diversi: un super-giga-monitor ultra dettagliato, un paio di nearfield di dimensione modesta, e un ascolto simile allo speaker di una televisione o di un supermercato (magari anche mono).
Consiglio di testare il proprio mix anche dalle casse di un laptop e attraverso le cuffiette di un cellulare: che ci piaccia o no, i nostri fruitori ci ascolteranno anche così.

Ci sono vari splitter/selettori per scegliere quale sistema di ascolto utilizzare di volta in volta; chiaramente uno alla volta.

Nell’altra direzione vanno quelli che accumulano casse – monitor da studio, casse PA, hi-fi, coni recuperati, subwoofer -, e le collegano tutte insieme, pensando di ottenere un grande risultato. Ottengono un grande caos, invece. Se anche un paio di casse della loro collezione è valido, l’utilizzo contemporaneo di altri ascolti ne vanifica completamente la qualità, con un delirio di controfasi senza senso.

Come chi indossa più cravatte contemporaneamente, e crede pure di essere elegante.

BUS di linea in ingresso

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Abbiamo una scheda audio a 2 ingressi (IN 1 Left e IN 2 Right) e vogliamo registrare voci, chitarre e tastiere.
Quindi: la voce – strumento mono -, la chitarra – strumento mono -, e la tastiera – strumento stereo.

Per registrare la tastiera mettiamo i due jack nei due ingressi della scheda, creiamo una traccia (stereo), premiamo REC. Fatto.

Ma per gli strumenti mono? Nella stessa traccia stereo registreremmo solo da un lato, assurdo.

E non mi si dica “la voce è stereo, il microfono che mi hai dato è rotto”, povero me. Ecco cosa dobbiamo fare.

Dobbiamo impostare il nostro sequencer in modo che ci siano:
– un BUS Stereo (IN 1 Left + IN 2 Right)
– un BUS Mono (IN 1 Left) che utilizza solo uno degli ingressi.

Meglio ancora – in Cubase e in StudioOne si può fare – un BUS stereo che ha un ingresso mono.

Così la nostra traccia di chitarra o di voce avrà una fonte mono, dall’ingresso 1 della scheda, ma potrà essere gestita ed effettata in stereo. Perfetto.

IR-ripetibile

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E’ possibile fotografare uno spazio anche dal punto di vista dell’audio: con un procedimento abbastanza semplice si catturano quelle riflessioni uniche che caratterizzano un ambiente in particolare.

Una tecnologia nata per il doppiaggio: il regista gira la scena in ascensore, poi toglie gli attori e cattura il “suono dell’ascensore”. I doppiatori reciteranno la scena in studio, e con un semplice click le loro voci saranno nell’ascensore, proprio in quell’ascensore (grande, stretto, soffitto alto in plastica, pavimento in moquette, pareti in alluminio…).

Dalle riflessioni al riverbero il passo è breve: si catturano teatri, cattedrali, riverberi hardware, e questi saranno a disposizione per qualsiasi uso.

Ed ecco l’idea geniale: catturare cabinet + microfono delle casse da chitarra! Quella magia unica che accade – ad esempio – quando piazziamo un SM57 di fronte ad una cassa Marshall, ma senza il peso, l’ingombro, il costo e il rumore.
Questa tecnologia è alla base di Guitar Rig 5, Amplitube 3, TH 2 e tanti altri.

Forza: con una bella collezione di IR si possono ottenere risultati molto professionali, magari miscelandoli con MixIR2.
http://www.redwirez.com/mixir2.jsp
Debolezza: l’IR è un’immagine statica, non riesce a riprodurre quello che succede quando una capsula dinamica viene aggredita da un Celestion V30 infuriato. Problema che ReCabinet afferma di avere risolto.
http://www.recabi.net/

Ma come chitarrista penso che la botta-in-faccia che ti da un cono vero sia IR-ripetibile.